
Cena in compagnia di personaggi (potenziali clienti) poco socievoli. Imbarazzo diffuso per la carenza di interesse reciproco e relativa conversazione disinvolta. Mantenendo le distanze si parla del più e del meno solo per non cadere nel silenzio poco convenevole. Per questi casi ho il segnale di emergenza. Sfilo il comunicatore speciale e proietto la richiesta d'aiuto contro il Vesuvio. La sagoma di un pipistrello? No. Di Pulcinella. Devo attendere solo dieci minuti e so che interverrà salvando la cena. Puntuale arriva e porta con se l'arma segreta, il vassoio di sfogliatelle (ricce e frolle) di Pintauro ed un vaso di babà mignon al limoncello. La prima breccia è sfondata immediatamente, per la seconda si stappa un Mojo. Pulcinella: "Allora? Vi piace Napoli, monnezza a parte?" Tizio: "Si, è pittoresca come si dice. Penso di aver conosciuto almeno dieci Gennaro e sei Ciro da stamattina". Pulcinella: "Ah davvero? E mi dica un po', lei come si chiama?" Tizio, con orgoglio: "Aaron". Pulcinella, mentre versa il vino: "Ah, un nome tipicamente napoletano. Della tradizione partenopea.". Tizio, vagamente incerto: "...napoletano? Sul serio?" Pulcinella, serio: "Certo. Perché, non l'ha mai sentito? Ne abbiamo decine di esempi." Tizio, spiazzato: "Hem... no, sinceramente no..." Pulcinella: "Strano. Alcuni sono famosissimi: 'Aaronn' 'e l'Arc, 'Aaronn do' Carmin', 'Aaronn' a' Liber', 'Aaronn' Addulurat'..." Cinque secondi di smarrimento, la pausa durante la quale capisci se saranno tuoi Clienti o tuoi nemici per sempre. Pulcinella non si scompone e finalmente il Tizio scoppia a ridere, seguito dagli altri. Pulcinella sorride soddisfatto e apre il vaso di babà. Pulcinella: "Ecco qua! Direttamente da Sorrento!". E' importante trattarli bene i Clienti.
In palestra:
"Non ci posso credere! Sei tu! Da quanti anni non ci vediamo?!".
"Direi circa vent'anni".
"Così tanto! Quanto vola il tempo...".
Il tizio annuisce e fa l'inevitabile scansione.
"Comunque non sei cambiato, lo sai? Anche se eri di spalle ti ho riconosciuto."
"Sul serio?"
"Si! Dal sedere!".
io non c'entro.
In Tibet ancora repressioni da parte della Cina. E qui si pensa alla colomba e all'abbacchio. Niente auguri per questa volta.
Trascorri il fine settimana a stilare un documento, la cui consegna entro la scadenza sembra essere direttamente collegata alla fine del mondo. Passi il documento al reparto immagine e comunicazione, affinché assieme ai contenuti faccia anche bella figura. Non toccava a te stilarlo quel documento ma dal momento che la volta precedente era stato fatto da altri ed il risultato non ti soddisfaceva nemmeno un po' decidi di offrirti volontario, dal momento che ci rimetti anche tu la faccia. E viene davvero bene. Dai un'ultima occhiata anche il lunedì, confrontando il materiale fornito dall'agenzia e i contenuti che hai provveduto a rendere gradevoli. Combaciano. Consegni tutto e accantoni il progetto passando al resto, che attende impilato sul ripiano della tua scrivania. Un paio di cartelle in più dal momento che hai fatto del lavoro extra ma quel che importa è che il documento stavolta sia perfetto. Nel giorno in cui il documento dovrebbe essere impaginato, rilegato ed imbustato, alle 20:30 spaccate ti arriva una telefonata. "Ahem...". Non è necessario aggiungere altro. Hai perfettamente capito. Hai capito che il documento va corretto perché uh... i dati che ti sono stati forniti erano... come dire... errati... no, inutile ora accusare qualcuno, fa lo stesso sapere o non sapere di chi è la colpa, bisogna soltanto far presto e correggere gli errori entro domani - giorno della scadenza e conseguente fine del mondo - perché altrimenti il tuo lavoro verrà vanificato e si, eh eh, buffo vero?, per una ragione che non dipende da te. Su forza, inutile stare a pensarci. Correggiamo. Però... aspetta. No, non ora. Tra due ore. Sai, è ora di cena. Tanto lo so che tu fai tardi. Ti chiamo tra due ore. Ok?
Nel week end più pigro della mia vita sto catalogando i libri che ho in casa. In un foglio di calcolo, quelli che odio, in pratiche schede che li ordina per ISBN, generi, titolo, autore, anno. Molti non ricordo più cosa contengono, quali storie, quali personaggi. Di altri ne rammento solo le emozioni. E' successo quando ho ripreso tra le mani Sulla strada di Kerouac che mi ha regalò una profonda sensazione di libertà ed il desiderio folle di mettermi in auto e scappare negli States a suonare il pianoforte tra uno stato e l'altro in quei luoghi deserti e sudici frequentati solo da camionisti e autostoppisti. O anche Pulp di Bukowski che vale la pena ricordare anche solo per questo brano (è riportato in quarta di copertina, non ne ricordo mica la pagina): Poi la porta si spalancò. Ed entrò quella donna. Tutto quello che posso dirvi è che ci sono miliardi di donne, sulla terra, giusto? Certune sono passabili. La maggior parte sono abbastanza belline. Ma ogni tanto la natura fa uno scherzo, mette insieme una donna speciale, incredibile. Cioè guardi e non ci puoi credere. Tutto è un movimento ondulatorio perfetto, come l'argento vivo, come un serpente, vedi una caviglia, un gomito, un seno, un ginocchio, e tutto si fonde in un insieme gigantesco, provocante, con magnifici occhi sorridenti, bocca leggermente piegata in giù, labbra atteggiate in modo che sembrano scoppiare in una risata alla tua sensazione di impotenza. E sanno vestirsi, e i loro lunghi capelli incendiano l'aria. Troppo di tutto, accidenti. E da allora non fai altro che sperare che accada anche a te, che provi esattamente quelle cose per qualcuno, di sentirti impotente, rimanere stregato e completamente perso. Accidenti.
Giuro, non assumerò mai più un'aria vagamente accusatoria quando una fanciulla mi chiederà di non passeggiare, salire troppi gradini, prendere strade sterrate, rimanere in piedi a lungo, affrettare il passo o -per amor del cielo- correre, quando indossa le sue scarpe preferite.
Dopo aver trascorso un weekend con i piedi masticati dal mio infelice ultimo acquisto ho finalmente capito cosa le signore intendono evitare con quelle richieste. E queste hanno anche la punta d'acciaio.