
Giuro, non assumerò mai più un'aria vagamente accusatoria quando una fanciulla mi chiederà di non passeggiare, salire troppi gradini, prendere strade sterrate, rimanere in piedi a lungo, affrettare il passo o -per amor del cielo- correre, quando indossa le sue scarpe preferite.
Dopo aver trascorso un weekend con i piedi masticati dal mio infelice ultimo acquisto ho finalmente capito cosa le signore intendono evitare con quelle richieste. E queste hanno anche la punta d'acciaio.
Già, lo stress. Il male del nuovo millennio. Oltre ad essere sempre di moda è anche diventato la carta jolly quando si brancola nel buio di una diagnosi. Hai mal di pancia? Colpa dello stress. Mal di testa? Figuriamoci, è lo stress. Dormi con la mascella serrata? Sei tremendamente stressato. E' quanto il mio dentista ha decretato dopo aver appurato, a malincuore, che l'indolenzimento dello sternocleidomastoideo non è causato da un problema dentale. Niente estrazioni dei molari del giudizio che godono di ottima salute come il resto grazie al lavoro costante che suo padre, buon'anima, mi ha lasciato in eredità insieme ai ricordi d'infanzia fatta di apparecchi ortodontici, ma per uno scopo nobile. Non potendo dunque andare oltre alla pulizia semestrale, dentista junior si vendica con perfidia. Pigia qua e là, appura che c'è contrattura e con un ghigno pontifica: "Hai bisogno di un ciclo di massaggi orali". Di fronte la mia espressione evidentemente scettica et incredula annuisce, infila un guanto di lattice nuovo e senza preavviso mi ficca il pollice in bocca e con fare esperto comincia a ravanare in fondo mentre con l'indice il medio e l'anulare accompagna il movimento dall'esterno. "Ecco" dice con una nota di soddisfazione nel tono "si fanno così. Dieci minuti per lato". Ora. Immagino la scena dal mio chiropratico. "Sa, dottore. Avrei bisogno che lei... come dire... oltre agli aggiustamenti alla spina dorsale mi infilasse un dito in bocca e mi massaggiasse le pareti della cavità orale". E se rispondesse quello che penso non avrebbe torto.
Ecco. Non so voi ma me ne vergogno. Da settimane ricevo e-mail da colleghi stranieri che, giustamente, sfogliano le pagine della politica estera (per loro) con la stessa impazienza di quando da bambini cercavamo la pagina delle barzellette sulla settimana enigmistica del papà. Personalmente mi rifiuto di andare a votare con una campagna del genere. Poi ci risentiamo se danno un attenuante ad un pazzo furioso perché, in quanto sardo, ha l'attenuante della gelosia.
Bon, detto questo, sono tornato in tutto il mio rigore.
Le vacanze? Mai abbastanza lunghe.
Mi sono divertito? Mi sembra di si, sono a lavoro da già oltre un mese, l'ho quasi dimenticato.
Sto bene? Si, per ora ancora tutto intero e funzionante.
Per ora.
Si dice, no? "Ti accorgi di aver avuto qualcosa di bello solo quando non lo hai più".
Sarà così ma c'è di peggio.
Come ad esempio sottrarti quel qualcosa nello stesso istante in cui ti viene dato.
Perché se l'hai avuto e non te ne sei accorto sei uno stupido, non puoi che biasimarti per la stoltezza.
E se l'hai avuto e non l'hai apprezzato vuol dire che hai trovato una ragione valida per restituire indietro il tutto. 7 giorni in visione, soddisfatti o rimborsati.
Se invece non l'hai avuto non hai nemmeno potuto provarlo.
Non ne hai preso visione, non hai avuto modo di pesarlo, considerarlo.
"Era sotto i tuoi occhi, toccava a te coglierlo".
Sotto i miei occhi, certo. Accuratamente camuffato sotto uno spesso strato di inibizioni, timori, accuse.
"Te lo dico solo adesso perché ormai l'ho donato ad un altro. Qualcuno doveva raccoglierlo, prima che andasse a male".
Così di quel qualcosa ne hai appena scorto l'immensa bellezza e annusato la dolce fragranza, per un breve e profondo istante, il tempo sufficiente a pregustarne il sublime sapore per poi restare con l'amaro in bocca e non dimenticarlo per il resto della tua vita.
Tra i piccoli inconvenienti fisici che tollero di meno c'è la screpolatura delle labbra.
Può sembrare una sciocchezza ma ha dei risvolti irritabili e grotteschi.
Prima di tutto le labbra assumono un colorito semi purpureo ed una sensibilità tale da sosituirsi al resto del tatto: pochi centimetri quadrati di superficie per percepirne chilometri.
Tra te ed il mondo solo loro.
In genere non fai troppo caso alle tue labbra. Le usi ogni istante della veglia, è vero, ma non ci presti poi così tanta attenzione. Ma quando sono screpolate non fai altro che inumidirle, discretamente, per il gusto sadico di sentire sulla lingua le irritanti increspature il cui scopo sarà assumere il ruolo di passatempo preferito nei momenti di noia.
E c'è il fattore Murphy. Proprio mentre stai inumidendoti le labbra incroci lo sguardo delle persone sbagliate.
Tocca ricorrere al lipstick. Che non porti sempre con te mentre le signore si, ma naturalmente. Alla fragola. Al mandarino. Lucido o scintillante. Tendente al cremisi o al prugna. Quello neutro che si usa in montagna no: è settembre, è ancora troppo estate.
Rinunci e tieni duro evitando di sorridere troppo nel timore che la pelle possa lacerarsi.
- Sei di malumore?
Risponderesti che no, in realtà sei solo piccato perchè ti infastidiscono le labbra screpolate, non hai con te un rimedio adatto e non puoi ridere per evitare i taglietti e... No, è ridicolo.
- Hm.
Più pratico, per emetterlo non devi nemmeno aprire la bocca.
- Quand'è così me ne vado. Odio quando sei di malumore.
Pazienza.
C'è tempo per cercare una farmacia di turno. La trovi e chiedi un rimedio per la serata andata in malora. Potresti anche recuperarla.
Il farmacista rovista in un cassetto e dopo qualche secondo ti fissa vagamente mortificato.
- Mi dispiace, l'ho finito ma se le va bene mi è rimasto questo qui ai frutti di bosco.
L'unica cosa che puoi recuperare è il malumore ed il case da montagna.
"E allora? Come sono andate le vacanze?"
Quante volte vi è stata posta questa domanda fino ad oggi? A me un mucchio di volte. Se consideriamo che le mie non sono state propriamente vacanze sarà possibile giustificare il tono secco della risposta: "Veloci".
Qualche fine settimana saltuario e sette giorni consecutivi sono stati però sufficienti a lasciare su di me l'impronta delle tendenze estive 2006 e a darmi modo di stilare una pagella personale.
Un 2 a coloro che a tavola tengono il cellulare accanto alle posate e ci giocano per tutto il tempo mentre sulla testa compare il claim "Stupisci i tuoi amici con la suoneria xy o il video di z" (ovviamente emarginato dopo la prima portata).
Un 2e1/2 alla gente che nonostante sia estate non fa la doccia tutti i giorni.
Un 3 al taxista con la tv in auto che a momenti centrava un autobus.
Un 3e1/2 alle battute citate da non so quale format televisivo; se non lo segui non solo non ridi ma trovi patetico il simpaticone di turno.
Un 4 alle unghie french.
Un 4e1/2 alle discussioni sul calcio mercato.
Un 5 ai ristoranti che servono pesce congelato anche se giurano che è fresco.
Un 5e1/2 ai charter che rifilano barche vecchiotte.
Un 6 alla sfacciataggine dell'Avril Lavigne di turno in grado di lasciarmi interdetto.
Un 6e1/2 alla massaggiatrice che ha resistito per due ore.
Un 7 ai due giorni trascorsi in un campeggio con una dozzina di Giovani Marmotte e Gran Mogol.
Anche se non sono un insegnante ho rimandato a settembre.
"Hai un pregio: a differenza di molti uomini, ragioni con la testa che hai sulle spalle".
Erano anni che non mi addormentavo alle 23:30 per svegliarmi direttamente alle 6:00. Potrebbero pensare a farli più spesso certi match.
Assolvenza al bianco. In sottofondo la sinfonia n. 6 op. 68 in fa maggiore "Pastorale" di Beethoven .
In soggettiva inquadriamo una camera da letto arredata con mobilio rustico, avvolta in una luce flou che rende l'ambiente appena fuori fuoco. Suono off del canto degli uccelli e del gallo, che annunciano l'alba di una serena giornata settembrina.
Dissolvenza incrociata su un ampio tavolo apparecchiato per la colazione, ampi cesti con frutta fresca, confetture fatte in casa, pane fragrante e profumato.
La soggettiva si muove lentamente verso un gruppo di persone serene e sorridenti che si muovono in ralenty nella brillante luce del mattino. Sembrano felici di accogliere il personaggio che si sta avvicinando a loro; una di essi si stacca dal gruppo e viene incontro alla MDP a braccia aperte.
Stacco netto, la musica in sottofondo s'interrompe bruscamente con un suono simile alla testina di un giradischi che graffia il vinile.
Una persona dall'aria crucciata e con le braccia aperte, con addosso un impermeabile di pesante nylon per proteggersi dalla pioggia battente, viene verso la MDP per dirigere i passanti di lato mentre una folla inferocita sbraita contro un gruppo di persone vestite di scuro. Da un ingorgo di auto si elevano cori di proteste sottolineate da trombe di diverse tonalita'.
La MDP accelera e attraversa strade, incrocia persone, entra in stanze grige con mobili sterili mentre facce velocizzate si agitano come clowns impazziti, voci si accavallano confuse mentre una musica martellante e ansiogena(*) prevale sui rumori, assumendo il ruolo di conduttrice di un ritmo frenetico delle sequenze che confuse e fuori fuoco si accavallano fino a diventare un confuso turbine di colori con effetto ghost fino ad assolvere al bianco.
La MDP sembra infine fermarsi. La musica lentamente assolve ne la Pastorale. Dal bianco assolve l'immagine di un monitor su cui e' visibile un pannello di controllo bianco bordato d'azzurro chiaro, su cui gradualmente sono digitate delle parole.
Il cursore lampeggia. La barra spaziatrice viene pigiata ancora ua volta, infine punto.
Pubblica post.
(*) Omaggio a Beigbeder
Nella mia vita ho avuto relazioni con persone tanto diverse tra di loro al punto da illudermi di possedere una straodrinaria capacità di adattamento. Gli studi e il lavoro non hanno fatto altro che confermare questa teoria e l'astro di elfokattivo sfavilla, fulgente nella volta della benevolenza. Peccato sia una menzogna.
Non si spiegherebbero altrimenti le infinite prediche, le continue recriminazioni, le frustrazioni; non ci si sentirebbe come un rigoroso ammiraglio che governa la propria flotta seguendo una sola rotta, evitando abilmente i tentativi d'arrembaggio corsari.
E' così che mi hanno allegoricamente definito. Un severo, risoluto ammiraglio.
Pensare che sarebbe stato uno dei miei due destini se fossi stato più accondiscendente. Probabilmente sarei già sposato con prole, dotato di una regolare famiglia che non vedrei mai, una moglie frustrata e infelice che non confesserebbe mai la sua malinconia e dei figli estranei che vedrei crescere in orizzontale(*).
In questo caso nessuno avrebbe nulla da ridire, rientra perfettamente in un cliché convenzionale socialmente ed universalmente accettato.
Pezzo di merda si, ma autorizzato.
(*) © mio zio