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Boscoscuro

02/04/2007

Non so cosa gli sia preso, credo che Douglas Coupland sia semplicemente impazzito.
Non che mi aspettassi un nuovo Microservi ma almeno.
Ripetitivo.
Noioso.
Vuoto.
E la sua presenza nel romanzo, sorta di autocelebrazione ironica, non è una trovata sufficiente.
Mi dispiace, Doug, stavolta mi hai deluso.

:: postato da :: elfokattivo | 23:57 | commenti (5)

11/11/2006

Ho imparato ad apprezzare Alejandro González Iñárritu con 21 grammi. Di quel film ho gradito le atmosfere grevi, i ritmi modulati e la maniacale attenzione per i dettagli, elementi che ritroviamo in Babel. Come in 21 grammi ritorna inoltre la scelta della non linearità narrativa che, grazie ad un impeccabile montaggio, contribuisce a tenere alta l'attenzione dello spettatore per una pellicola che dura circa due ore e mezza. L'intreccio narrativo è sorretto dalla bravura degli attori (e della regia), calati in personaggi trattati come se fossero elementi di un'orchestra, ognuno con il proprio ruolo d'assolo al fine di produrre una perfetta sinfonia.
Il disagio, che fa da leitmotiv alle quattro storie, è stato sapientemente plasmato sui profili dei luoghi in cui esse si svolgono. La macchina da presa indugia sui scintillanti grattacieli giapponesi, scivola sull'arido terreno del deserto marocchino e quello polveroso messicano per esaltare la solitudine, la povertà, l'eterna emarginazione ed il dolore in una babele contemporanea sempre più vittima delle incomprensioni.
Perfetta la colonna sonora di Santaolalla, discreta ma emotivamente (e piacevolmente) presente.
Unica nota di demerito va alla sceneggiatura. Troppi personaggi non sono stati sviluppati a sufficienza da scusare alcune scelte e situazioni che non hanno apparenti motivazioni di sorta e finiscono anzi per sembrare pretesti destinati a perdersi nel nulla, deliberatamente.
Sono questi confini slabbrati, queste sfumature dei margini che impediscono a Babel di essere un grande film.

:: postato da :: elfokattivo | 00:50 | commenti (6)

08/11/2006

Tarquin Fin-tim-lin-bin-whin-bim-lim-bus-stop-F'tang-F'tang-Olé-Biscuitbarrel.
Wonderful Terrific Monds III.
Nicholas If-Jesus-Had-Not-Died-For-Thee-Thou-Hadst-Been-Damned Barbon.
Brfxxccxxmnpcccclllmmnprxvclmnckssqlbb11116.
No, non sono impazzito. Io.

:: postato da :: elfokattivo | 02:48 | commenti (8)

29/04/2006

Au clair de la lune, près de la mer, dans les endroits isolés de la campagne, l'on voit, plongé dans d'amères réflexions, toutes les choses revêtir des formes jaunes, indécises, fantastiques.
L'ombre des arbres, tantôt vite, tantôt lentement, court, vient, revient, par diverses formes, en s'aplatissant, en se collant contre la terre. Dans le temps, lorsque j'étais emporté sur les ailes de la jeunesse, cela me faisait rêver, me paraissait étrange; maintenant, j'y suis habitué.
Le vent gémit à travers les feuilles ses notes langoureuses, et le hibou chante sa grave complainte, qui fait dresser les cheveux à ceux qui l'entendent. Il chante contre les étoiles, contre la lune et contre les montagnes, semblables au loin à des roches géantes, gisantes dans l'obscurité; contre le silence de la nuit; contre les arbres, dont les feuilles, mollement bercées, sont autant de mystères qu'ils ne comprennent pas, qu'il veule découvrir avec ils yeux fixes, intelligents.
Et, quand je rôde autour des habitations des hommes, pendant les nuits orageuses, les yeux ardents, les cheveux flagellés par le vent des tempêtes, isolé comme une pierre au milieu du chemin, je couvre ma face flétrie, avec un morceau de velours, noir comme la suie qui remplit l'intérieur des cheminées : il ne faut pas que les yeux soient témoins de la laideur que l'Etre suprême, avec un sourire de haine puissante, a mise sur moi.
Chaque matin, quand le soleil se lève pour les autres, en répandant la joie et la chaleur salutaires dans toute la nature, tandis qu'aucun de mes traits ne bouge, en regardant fixement l'espace plein de ténèbres, accroupi vers le fond de ma caverne aimée, dans un désespoir qui m'enivre comme le vin, je meurtris de mes puissantes mains ma poitrine en lambeaux.

Le parole sono di Lautréamont.

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13/03/2006

troupeau de moutons "Tu pensi di conoscermi, non è così? Pensi di sapere cosa voglio, cosa penso, come sono fatto. Ti sbagli. Non lo sai, ma in compenso *io* conosco te. Non ci credi?
Prendi ora.
So cosa vorresti leggere, è semplice. Vorresti trovare in queste righe la formula magica che ti liberi dalla tua chimera, il detersivo che lavi la tua coscienza. Vorresti provare la sensazione di leggerezza e appagamento che solo una lettura catartica può dare. No, non sorridere. Capita a tutti, anche a te.
Ma, mi dispiace, non ci troverai nulla di tutto ciò, e sai perché? Perché sono un ipocrita. Già, un attore, un commediante, un simulatore insomma, hai capito che intendo.
Mi vedrai soltanto nel modo in cui te e quelli come te, uniti in branco, nel tepore della comunità, preferite vedermi: uno che sta al posto suo, una forma tridimensionale che rientra perfettamente nel contorno della realtà che tu e tutti quelli come te mi avete sagomato intorno. Sicuro, è talmente rassicurante. Talmente *conveniente*.
Lo intuisci il polisenso, vero? Le percepisci certe sfumature, lo so bene. Eppure ti ostini a restare lì, nel gregge, a far finta di non capire e continuare a ignorare. Perché? Cioé, so perfettamente quali sono le ragioni, sono tante e allettanti ma perché preferirle al resto? E' come quella dannata fetta di carne in Matrix? "So perfettamente che sono solo impulsi elettrici e dati ma, cazzo, è talmente buona".
E' incredibile. Davvero. E' incredibile pensare che l'evoluzione sia stata tanto spiritosa da eleggerci specie dominante. Siamo dei deboli, fragili esseri che non hanno bisogno d'altro che una scenografia e un palco su cui esibire la loro piccola, inutile esistenza. E, bada bene, che ci sia un pubblico altrimenti non vale. Lo show lo si fa per gli altri, no? Per ricevere gli applausi. I consensi. E se il pubblico vuole cacca, tu gli dai cacca, ovvio. Nemmeno stai a pensarci se per caso insozza la platea. Il pubblico ci è abituato. Non ti sfiora nemmeno l'idea che altri spettatori, estranei al tuo gregge, possano passare per caso e trovare il tuo show deplorevole, al punto da farli scappare via inorriditi. Che importa. Fino a quando il tuo branco ti accetta va bene persino il letamaio. Beeeee.
"
"Diario di un ipocrita" Atto I, scena 1

:: postato da :: elfokattivo | 05:13 | commenti (5)

04/07/2005

Avete già visto questo servizio di Google? Impressionante, specie se si pensa quanto è dettagliato.

:: postato da :: elfokattivo | 14:52 | commenti (3)

23/06/2005

Se un artista riesce a produrre un'opera d'arte dall'adipe di un noto playboy trovando addirittura qualcuno disposto a pagarla 15.000 euro mi chiedo: quanto guadagnerei se riuscissi a recuperare il suo seme?

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21/06/2005

L'inclinato racconta.

:: postato da :: elfokattivo | 15:40 | commenti (4)

25/05/2005


Mi scuso con i viandanti per la scarsa efficacia del guardaboschi. Ora i sentieri sono stati sgombrati e si può di nuovo passeggiare liberamente e stare un po' al fresco.
Come quel farabutto del guardaboschi.

:: postato da :: elfokattivo | 00:53 | commenti (4)

27/04/2005

"Kvando tornatte kasa tatte skiaffo a fostri pampini i ditte ke manta papa"
Questa è la versione arrivata via sms oggi.
Varianti?

:: postato da :: elfokattivo | 00:34 | commenti (7)